“Un viaggio nella semplicità: la storia della pizza”

La storia della pizza

Storia della pizza

Il Brigante dei sapori

Se esiste una cosa al mondo universalmente associata all’Italia e alla nostra cucina, beh, quella cosa è la pizza. A partire dal secondo dopoguerra, il mercato è stato letteralmente invaso da pizzerie, aziende che producono pizza surgelata, rosticcerie che la propongono “al taglio” nelle tipiche teglie rettangolari. Epicentro di questo fenomeno è ovviamente Napoli, città nella quale la pizza come la conosciamo oggi prese forma nel XIX secolo. Ma cosa c’era prima della Marinara e della Margherita?

La storia della pizza parte da molto lontano ed è strettamente legata a quella del pane. Una prima testimonianza letteraria sull’utilizzo degli antenati della pizza come supporto per il cibo ci viene data da Virgilio, il quale nell’Eneide parla dell’approdo in Lazio degli esuli troiani. A causa della scarsità di cibo, infatti Enea e compagni furono costretti a mangiare per la fame anche “i piatti”, ovvero dei dischi di pane . Il termina “pizza”, invece, appare per la prima volta nel

Storia della pizza
Storia della pizza

“Codex cajetanus” di Gaeta, un contratto di locazione di un mulino sul fiume Garigliano. Nel contratto si afferma che, oltre all’affitto, ogni anno erano dovute ai proprietari “duodecimpizze” (12 pizze) a Natale e altrettante a Pasqua.
La pizza in età antica e medievale non è però la pizza come la conosciamo oggi. È più che altro un disco di pane cotto a legna e condito con ingredienti poveri come strutto, aglio, formaggio.

Caciocavallo e basilico nelle versioni “ricche”. Cosa mancava dunque per trasformarla nella pizza come la conosciamo oggi? Una bacca esotica, importata dalle Americhe: il pomodoro, il cui utilizzo in cucina si sparge solo nella seconda metà del ‘700. Ed è proprio a partire dalla metà del XVIII secolo che il consumo della pizza comincia a diffondersi anche tra i le classe nobili: si dice che Ferdinando I di Borbone ne fosse golosissimo!

L’atto di nascita della pizza si ha però nel 1889 quando Raffaele Esposito, uno dei pizzaioli più famosi della città, viene invitato a corte per deliziare la regina d’Italia Margherita di Savoia e suo marito Umberto I con diversi tipi di pizza. La preferita della regina pare sia stata la pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico, in onore della bandiera italiana. Ad oggi l’associazione “Verace Pizza Napoletana”, fondata nel 1984, riconosce solo la Marinara e la Margherita come prodotti originali, a patto che siano preparati nel rispetto di una rigida serie di regole, tra cui: cottura in forno a legna alla temperatura di 485 °C per non più di 60-90 secondi; realizzazione a mano della base, senza ausilio di mattarelli e mezzi meccanici; diametro massimo di 35 cm; spessore al centro non superiore ad un terzo di centimetro.

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2018-12-04T11:43:26+00:00 dicembre 4th, 2018|Blog Il Brigante dei Sapori|